Truffe su WhatsApp: dal messaggio ‘ciao mamma’ ai falsi investimenti, come riconoscerle
I quattro schemi più comuni e cosa fare se si è già stati truffati

Le truffe su WhatsApp iniziano quasi sempre con un messaggio semplice: affettuoso, urgente o apparentemente ufficiale.
Dietro poche parole può nascondersi un tentativo di rubare denaro, dati personali o il controllo dell’account.
I criminali sfruttano paura, fretta e fiducia, sapendo che quando siamo preoccupati per un figlio o per una spesa improvvisa tendiamo ad agire senza controllare.
La truffa del “ciao mamma”
Il messaggio arriva da un numero sconosciuto. La persona afferma di essere un figlio o una figlia, spiega di avere rotto o perso il telefono e chiede di salvare il nuovo numero.
Dopo una breve conversazione arriva una richiesta urgente: una fattura da pagare, un telefono da comprare, un accesso bancario che non funziona.
La somma richiesta è spesso compatibile con una spesa quotidiana, il che rende la storia convincente. Il truffatore cerca di impedire qualsiasi verifica: dice di essere al lavoro, senza voce, in viaggio, impossibilitato a rispondere al telefono.
La verifica è semplice e risolve tutto: chiamare il figlio o la figlia usando il numero già salvato in rubrica. Se non risponde, contattare un altro familiare.
Si può anche fare una domanda personale che uno sconosciuto non potrebbe conoscere, senza suggerire la risposta nel messaggio.
La truffa del codice WhatsApp
Questa truffa punta a prendere il controllo dell’account. Il criminale tenta di registrare il numero della vittima su un altro dispositivo. WhatsApp invia un codice di verifica via SMS.
Poco dopo arriva un messaggio, spesso da un contatto conosciuto, che sostiene di avere inviato il codice per errore e chiede di riceverlo.
In realtà anche l’account del conoscente potrebbe essere già stato rubato.
Se la vittima comunica il codice, il criminale completa l’accesso al profilo e può scrivere agli altri contatti fingendo di essere il proprietario, chiedendo prestiti urgenti o ricariche.
Il codice ricevuto via SMS non va mai comunicato a nessuno, nemmeno se la richiesta sembra provenire da una persona fidata.
Per ridurre il rischio si può attivare la verifica in due passaggi nelle impostazioni di WhatsApp, che aggiunge un PIN personale scelto dall’utente.
False offerte di lavoro e gruppi di investimento
Questi messaggi colpiscono chi cerca un reddito aggiuntivo. La promessa è attraente: pochi minuti di attività quotidiana per guadagni elevati e continui.
Nel caso delle false offerte di lavoro, il truffatore propone compiti semplici come mettere reazioni, seguire profili o valutare prodotti. All’inizio può versare una piccola somma per guadagnare fiducia.
Poi chiede di anticipare denaro per accedere a incarichi più remunerativi. Le richieste crescono, il rimborso non arriva. Un vero lavoro non richiede pagamenti per sbloccare uno stipendio.
Nel caso dei falsi gruppi di investimento, la vittima viene aggiunta a un gruppo pieno di testimonianze positive, spesso profili falsi controllati dalla stessa organizzazione.
Un presunto esperto mostra risultati eccezionali e invita a iniziare con una cifra modesta. Una piattaforma può visualizzare guadagni crescenti, ma quei numeri non dimostrano che il denaro esista.
Quando la persona prova a ritirare, compaiono nuove richieste: tasse, commissioni, depositi di sicurezza inventati. Nessun investimento serio garantisce guadagni rapidi e senza rischio.
Falsi pacchi, enti pubblici e rimborsi
Il messaggio parla di un pacco bloccato, di una multa, di un rimborso fiscale o di una pratica amministrativa. La cifra richiesta è spesso bassa, il che spinge molte persone a pagare senza controllare, inserendo i dati della carta su una pagina falsa.
Il collegamento nel messaggio conduce a un sito che imita quello del corriere, del Comune, dell’INPS o dell’Agenzia delle Entrate.
Un ente autentico non chiede password o codici bancari attraverso una chat. Prima di fare qualsiasi cosa, conviene aprire autonomamente il sito ufficiale del servizio e verificare se esiste davvero una pratica aperta o un pacco in attesa.
Come proteggere chi è meno abituato a questi schemi
Le truffe su WhatsApp non colpiscono solo chi ha poca dimestichezza con la tecnologia.
Sono costruite per confondere chiunque in un momento di distrazione o preoccupazione. Parlarne in famiglia, senza toni allarmistici, è uno dei modi più efficaci di prevenzione.
Alcune abitudini semplici riducono il rischio in modo concreto. Fermarsi davanti a ogni richiesta urgente di denaro.
Chiamare la persona usando un numero già salvato prima di rispondere. Non comunicare mai codici ricevuti per SMS, nemmeno a contatti conosciuti.
Non aprire collegamenti inviati da numeri sconosciuti. Non pagare per ottenere un lavoro o sbloccare guadagni. Chiedere un secondo parere a un familiare prima di fare un bonifico.
Può essere utile scegliere una parola in codice conosciuta solo dai familiari stretti, da usare per verificare l’identità in caso di richieste insolite.
Condividere i tentativi di truffa ricevuti, anche solo mostrando il messaggio, aiuta gli altri a riconoscerli prima di cadere nella stessa situazione.
Cosa fare se si è già caduti nella truffa
Dopo una frode è normale provare vergogna o paura. Aspettare, però, può rendere più difficile bloccare un pagamento o proteggere i contatti dell’account compromesso.
Il primo passo è contattare subito la banca tramite i canali ufficiali per chiedere il blocco della carta o il richiamo del bonifico, se ancora possibile.
Vanno cambiate le password degli account che potrebbero essere coinvolti e, se il profilo WhatsApp è stato sottratto, vanno avvisati i contatti per evitare che vengano truffati a loro volta.
Bisogna conservare tutto: messaggi, ricevute, numeri di telefono e schermate della conversazione. Questi elementi servono per la denuncia alla Polizia Postale e per la contestazione alla banca.
Dopo una prima frode i dati della vittima possono essere usati per proporre un falso servizio di recupero del denaro. Non bisogna pagare nessuno che prometta di recuperare con certezza quanto perso.
Contenuto a scopo informativo. Fonte: Polizia Postale. Non costituisce consulenza finanziaria personalizzata.
