Calcolo ISEE 2026: come funziona e quali dati incidono sul risultato
Cosa cambia nel calcolo dell'ISEE nel 2026

Il valore ISEE viene utilizzato per determinare l’accesso a numerose prestazioni agevolate e, in alcuni casi, per stabilire quanto una famiglia deve pagare per un determinato servizio.
Non dipende però soltanto dallo stipendio. Nel calcolo entrano la composizione del nucleo familiare, i redditi e il patrimonio, secondo regole che tengono conto di periodi di riferimento precisi.
Nel 2026 ci sono inoltre alcune novità da conoscere, tra cui il nuovo modello DSU e un valore ISEE specifico per alcune prestazioni familiari e per l’inclusione.
Che cos’è l’ISEE
L’ISEE, Indicatore della Situazione Economica Equivalente, serve a valutare la situazione economica di un nucleo familiare tenendo conto delle sue dimensioni e delle risorse disponibili.
Per ottenerlo è necessario presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica, la DSU. La dichiarazione può essere presentata tramite il Portale unico ISEE dell’INPS oppure con l’assistenza di un CAF.
Il risultato non rappresenta quindi semplicemente la somma degli stipendi della famiglia. Vengono considerate anche le informazioni patrimoniali e la composizione del nucleo.
Quali dati vengono utilizzati nel 2026
Uno degli aspetti più importanti è capire a quali anni si riferiscono i dati utilizzati.
Per la DSU ordinaria, il reddito considerato è quello relativo al secondo anno solare precedente la presentazione della dichiarazione. Il patrimonio mobiliare e immobiliare fa invece riferimento alla situazione posseduta al 31 dicembre del secondo anno precedente. La composizione del nucleo viene considerata alla data di presentazione della DSU.
Per il 2026, quindi, le informazioni fiscali utilizzate nel nuovo modello DSU sono aggiornate con riferimento all’anno d’imposta 2024.
Questo è importante perché il reddito che una persona percepisce oggi non coincide necessariamente con quello utilizzato per il calcolo dell’ISEE ordinario.
Redditi, patrimonio e composizione della famiglia
Il risultato dipende dall’interazione di diversi elementi.
Tra quelli più rilevanti ci sono:
- redditi dei componenti del nucleo;
- patrimonio mobiliare, come conti, depositi e altri rapporti finanziari;
- patrimonio immobiliare;
- composizione del nucleo familiare;
- eventuali condizioni che modificano la scala di equivalenza o le regole applicabili.
Per questo motivo non è corretto stimare il proprio ISEE prendendo semplicemente lo stipendio annuale e dividendolo per il numero dei componenti.
Una famiglia con due figli, ad esempio, non viene valutata allo stesso modo di una coppia senza figli che presenta un reddito simile. Allo stesso modo, la presenza di un patrimonio rilevante può modificare il risultato.
Quali documenti servono per la DSU
La documentazione necessaria dipende dalla situazione del nucleo e dal tipo di DSU da presentare.
Prima di iniziare è comunque utile avere a disposizione:
- documenti e codici fiscali dei componenti del nucleo;
- informazioni relative ai redditi richiesti dalla DSU;
- dati dei conti correnti, depositi e altri rapporti finanziari;
- informazioni sugli immobili posseduti;
- eventuali dati relativi a mutui;
- documentazione necessaria per situazioni familiari o patrimoniali particolari.
Con la DSU precompilata una parte delle informazioni viene acquisita automaticamente dagli archivi dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate. Questo non significa però che tutti i dati debbano essere accettati senza controllo.
Chi presenta la dichiarazione rimane responsabile delle informazioni autodichiarate.
DSU precompilata: cosa controllare
La DSU precompilata può semplificare la procedura perché consente di recuperare informazioni già disponibili presso le amministrazioni pubbliche.
Prima dell’invio è comunque opportuno verificare:
- chi risulta nel nucleo familiare;
- i dati reddituali presenti nella dichiarazione;
- i rapporti finanziari associati ai componenti;
- gli immobili presenti;
- eventuali dati mancanti o non coerenti con la situazione effettiva.
Per completare la DSU precompilata, l’INPS prevede inoltre l’autorizzazione alla precompilazione da parte dei componenti maggiorenni del nucleo attraverso le modalità indicate nel Portale unico ISEE.
Il vantaggio della procedura online è quindi soprattutto nella disponibilità di dati già acquisiti, non nell’eliminazione della necessità di controllarli.
La novità 2026 per le famiglie con figli
Dal 1° gennaio 2026 è entrato in vigore un nuovo valore ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione.
Questo calcolo si applica esclusivamente ad alcune prestazioni, tra cui:
- Assegno di Inclusione;
- Supporto per la Formazione e il Lavoro;
- Assegno unico e universale per i figli a carico;
- Bonus asilo nido;
- Bonus nuovi nati.
Il nuovo criterio è stato introdotto per rendere il calcolo più favorevole soprattutto per le famiglie con figli. Sono state aumentate, tra le altre cose, alcune franchigie relative all’abitazione principale e le maggiorazioni della scala di equivalenza per i nuclei numerosi.
Questo significa che non bisogna dare per scontato che esista un unico valore ISEE utilizzabile indistintamente per ogni prestazione.
Casa di abitazione e patrimonio nel 2026
Una delle modifiche introdotte nel 2026 riguarda la franchigia applicata all’abitazione principale per il nuovo ISEE destinato alle specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione.
La franchigia sale a 91.500 euro per la generalità dei nuclei e a 120.000 euro per le famiglie residenti nei Comuni capoluogo delle città metropolitane. Per i nuclei con più figli sono previste ulteriori maggiorazioni.
Si tratta però di una modifica collegata allo specifico valore ISEE previsto per determinate prestazioni. Non è quindi corretto applicare automaticamente queste regole a qualsiasi situazione in cui venga richiesto un ISEE.
Titoli di Stato e risparmio postale
Un’altra modifica che continua a essere rilevante nel 2026 riguarda alcuni strumenti finanziari.
Titoli di Stato, buoni fruttiferi postali e libretti di risparmio postale possono essere esclusi dal patrimonio mobiliare ai fini ISEE fino a un limite complessivo di 50.000 euro per nucleo familiare, secondo le modalità previste dalla normativa.
Per le DSU precompilate l’esclusione viene gestita automaticamente dal sistema. Per la DSU autodichiarata, invece, il dichiarante deve seguire le modalità previste per applicare l’esclusione.
Questo rende particolarmente importante distinguere tra il saldo complessivo dei propri risparmi e la parte che effettivamente rileva nel patrimonio mobiliare ai fini ISEE.
Un esempio pratico senza formule fuorvianti
Immaginiamo una famiglia composta da due adulti e due figli.
Nel corso dell’anno la famiglia può avere un determinato reddito da lavoro, un conto corrente, un immobile e un mutuo ancora in corso. Non sarebbe corretto prendere semplicemente la somma del reddito e del 20% di tutto il patrimonio per ottenere l’ISEE.
Il calcolo effettivo richiede infatti l’applicazione delle regole previste per il reddito, il patrimonio, le franchigie e la scala di equivalenza.
Un esempio numerico può quindi essere utile per capire il funzionamento generale, ma non può sostituire il calcolo effettuato sulla DSU effettivamente presentata.
Questo è anche il motivo per cui i vecchi articoli che propongono una formula unica per calcolare l’ISEE possono portare a risultati molto diversi dall’attestazione ufficiale.
ISEE ordinario e ISEE corrente
L’ISEE ordinario utilizza i periodi di riferimento stabiliti dalla normativa. Di conseguenza, può non rappresentare immediatamente una situazione economica che è cambiata recentemente.
In presenza dei requisiti previsti è possibile richiedere l’ISEE corrente, che consente di aggiornare determinate informazioni quando si verificano variazioni significative della situazione economica o patrimoniale.
Può diventare rilevante, per esempio, quando una famiglia subisce una riduzione importante delle entrate rispetto al periodo utilizzato per l’ISEE ordinario.
Non basta però che lo stipendio attuale sia semplicemente diverso da quello di riferimento: l’ISEE corrente può essere utilizzato soltanto nelle situazioni e con le modalità previste dalla disciplina specifica.
ISEE 2026: dove presentare la DSU
La DSU può essere presentata direttamente attraverso il Portale unico ISEE dell’INPS oppure con l’assistenza di un CAF.
L’INPS mette a disposizione nel 2026 la DSU Mini, la DSU Integrale e la DSU per l’ISEE corrente, oltre alle relative istruzioni aggiornate.
La scelta tra procedura autonoma e assistenza dipende soprattutto dalla complessità della situazione.
Per un nucleo con una situazione semplice, la procedura online può essere sufficiente. Quando sono presenti più immobili, diversi rapporti finanziari, variazioni familiari o altre situazioni particolari, l’assistenza può ridurre il rischio di errori nella compilazione.
ISEE e agevolazioni: controlla sempre la prestazione specifica
L’ISEE viene utilizzato per numerose prestazioni agevolate, ma avere un determinato valore non significa automaticamente avere diritto a un bonus.
Ogni misura può stabilire:
- una soglia ISEE propria;
- un particolare tipo di ISEE;
- ulteriori requisiti familiari o personali;
- modalità specifiche per presentare la domanda.
Per questo è preferibile verificare prima quale attestazione viene richiesta dalla prestazione e solo successivamente utilizzare il proprio valore ISEE per valutare l’accesso.
Nel caso dell’Assegno unico, per esempio, il 2026 introduce una situazione particolare: da marzo viene utilizzato il nuovo ISEE per le prestazioni familiari e per l’inclusione, mentre per gennaio e febbraio sono state mantenute le regole legate all’ISEE valido al 31 dicembre 2025.
Quanto dura l’ISEE 2026
La DSU presentata nel 2026 è valida fino al 31 dicembre 2026.
Questo significa che una famiglia che presenta la dichiarazione all’inizio dell’anno non deve normalmente ripresentarla ogni pochi mesi soltanto perché è trascorso del tempo. È comunque possibile presentare una nuova DSU nello stesso anno quando è necessario aggiornare la situazione o correggere informazioni.
Il discorso cambia quando si verificano le condizioni per utilizzare un ISEE corrente o quando una specifica prestazione richiede un determinato tipo di attestazione.
Un controllo utile prima di utilizzare l’attestazione
Prima di utilizzare l’ISEE per una domanda, conviene controllare alcuni elementi essenziali:
- la composizione del nucleo familiare;
- i dati reddituali utilizzati;
- le informazioni relative al patrimonio;
- gli eventuali dati precompilati modificati o integrati;
- il tipo di ISEE richiesto dalla prestazione;
- la validità dell’attestazione.
Nel 2026 è particolarmente importante utilizzare il modello DSU aggiornato e non affidarsi automaticamente a istruzioni o esempi pubblicati negli anni precedenti.
Il nuovo ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione, le modifiche relative al patrimonio e le nuove istruzioni della DSU rendono infatti necessario distinguere tra le regole generali dell’ISEE e quelle applicabili alle singole prestazioni.
Per evitare errori, il punto di partenza resta quindi una DSU compilata con dati corretti e verificati, seguita dal controllo dell’attestazione prima di utilizzarla per una richiesta di agevolazione.
