Pignoramento dello stipendio e del conto corrente: limiti legali e come difendersi
Quanto possono trattenere e quali soglie proteggono stipendio, pensione e saldo in banca

Ricevere una notifica di pignoramento provoca spesso paura, soprattutto quando lo stipendio serve per affitto, spesa e bollette.
La legge, però, stabilisce limiti precisi su quanto può essere trattenuto. Conoscerli aiuta a capire cosa aspettarsi e come muoversi.
Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce una consulenza legale. Per la propria situazione specifica, rivolgiti a un avvocato, a un sindacato o a un organismo qualificato.
Quanto possono pignorare sullo stipendio
Quando il pignoramento viene notificato direttamente al datore di lavoro, l’articolo 545 del Codice di procedura civile stabilisce che per i debiti comuni la quota pignorabile non può superare un quinto (20%) dello stipendio netto.
Lo stipendio netto è la somma che rimane dopo le trattenute fiscali e previdenziali. Il quinto si calcola su questo importo, non sul lordo.
Esempio illustrativo: con uno stipendio netto di 1.400 euro, un quinto corrisponde a 280 euro. Il lavoratore continuerebbe a ricevere 1.120 euro al mese. Con uno stipendio netto di 1.050 euro, il quinto sarebbe 210 euro.
Esistono eccezioni importanti che possono modificare questi calcoli:
- Crediti alimentari (come somme dovute per il mantenimento familiare): la quota pignorabile è quella autorizzata dal giudice, non necessariamente limitata al quinto.
- Debiti fiscali: possono seguire norme speciali con percentuali diverse.
- Più pignoramenti contemporanei: non autorizzano trattenute illimitate. I limiti si applicano sul totale, non su ogni singolo pignoramento separatamente.
- Cessione del quinto già presente: può rendere il calcolo più complesso, perché la trattenuta esistente si somma a quella del pignoramento entro i limiti previsti.
Le somme già accreditate sul conto corrente
Quando stipendio o pensione erano già stati accreditati sul conto prima della notifica del pignoramento, la tutela cambia rispetto alla trattenuta diretta in busta paga.
In questo caso, l’articolo 545 protegge le somme fino a tre volte il valore mensile dell’Assegno Sociale. Nel 2026, l’Assegno Sociale è pari a 546,24 euro al mese, quindi la soglia protetta è:
546,24 × 3 = 1.638,72 euro
Solo la parte che supera questa soglia può essere resa indisponibile dalla banca. Se sul conto ci sono 2.000 euro provenienti da stipendi già accreditati, la parte potenzialmente aggredibile sarebbe 361,28 euro.
Questa protezione si applica alle somme già accreditate prima del pignoramento.
Le somme accreditate alla data del pignoramento o successivamente seguono le regole ordinarie del quinto per i debiti comuni.
Se il saldo del conto include anche risparmi, bonifici da terzi o altre entrate non riconducibili a stipendio o pensione, identificare con precisione la quota protetta può diventare complesso e richiede una verifica professionale.
La pensione: il minimo vitale
La pensione gode di una tutela specifica perché rappresenta spesso l’unica entrata disponibile. La legge preserva una quota chiamata minimo vitale, che non può essere pignorata.
Il minimo vitale corrisponde al doppio del valore mensile dell’Assegno Sociale, con un minimo legale assoluto di 1.000 euro. Nel 2026, poiché l’Assegno Sociale è pari a 546,24 euro, il doppio è:
546,24 × 2 = 1.092,48 euro
Questo valore supera già il minimo legale di 1.000 euro, quindi il minimo vitale applicabile nel 2026 è 1.092,48 euro.
Solo la parte della pensione che supera questa soglia può essere soggetta al calcolo della quota pignorabile. Per i debiti comuni, su questa eccedenza si applica normalmente il limite di un quinto.
Esempio illustrativo: con una pensione di 1.400 euro, l’eccedenza rispetto al minimo vitale sarebbe 307,52 euro (1.400 – 1.092,48). Un quinto di 307,52 euro è circa 61,50 euro. La trattenuta mensile per un debito comune sarebbe quindi circa 61,50 euro, non un quinto dell’intera pensione.
Le somme della pensione già accreditate sul conto prima del pignoramento seguono invece la soglia del triplo dell’Assegno Sociale (1.638,72 euro nel 2026), non quella del minimo vitale.
Cosa fare quando arriva la notifica
Una notifica di pignoramento non deve essere ignorata. I termini processuali sono spesso brevi e un ritardo può ridurre le possibilità di segnalare errori o far valere le proprie tutele.
- Leggere integralmente l’atto e annotare la data della notifica.
- Verificare il nome del creditore, l’origine del debito e il titolo utilizzato.
- Raccogliere buste paga, estratti conto e precedenti comunicazioni relative al debito.
- Controllare se la quota trattenuta supera apparentemente i limiti dell’articolo 545.
- Rivolgersi subito a un avvocato, a un sindacato o a un servizio qualificato.
Se il pignoramento supera i limiti legali, la parte eccedente può essere inefficace. Il Codice di procedura civile prevede che il giudice possa rilevare questa inefficacia.
Non è però garantito che ogni errore venga corretto automaticamente: è prudente far controllare i documenti da un professionista.
Chi ha un reddito molto basso può informarsi sul patrocinio a spese dello Stato (Gratuito Patrocinio). L’accesso dipende dai requisiti reddituali previsti. L’Ordine degli Avvocati locale può fornire indicazioni sulla domanda.
Quando i debiti sono numerosi e non più sostenibili, un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) può esaminare il caso nell’ambito delle procedure di sovraindebitamento previste dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.
Riepilogo delle soglie 2026
| Situazione | Limite di tutela 2026 |
|---|---|
| Stipendio trattenuto dal datore (debiti comuni) | Massimo 1/5 (20%) del netto |
| Somme già accreditate sul conto prima del pignoramento | Protette fino a 1.638,72 € (3 × Assegno Sociale) |
| Pensione trattenuta alla fonte (debiti comuni) | Minimo vitale: 1.092,48 € (2 × Assegno Sociale) |
Fonte: art. 545 Codice di procedura civile, aggiornato al 2026. Valore Assegno Sociale 2026: 546,24 euro mensili (INPS). I valori dell’Assegno Sociale vengono aggiornati annualmente.
Contenuto a scopo informativo. Non costituisce consulenza legale personalizzata. Per la propria situazione, rivolgiti a un avvocato o a un organismo qualificato.
