Ti costringono a dimetterti? Usa le dimissioni per giusta causa per prendere la NASpI

Quando le dimissioni per giusta causa possono essere utilizzate e come tutelarsi prima di lasciare il lavoro

Uomo preoccupato seduto su una panchina, simbolo di dimissioni per giusta causa dovute a problemi sul lavoro.

Le dimissioni per giusta causa sono una possibilità prevista dall’ordinamento italiano quando si verifica una situazione grave che non consente di proseguire, nemmeno temporaneamente, il rapporto di lavoro.

Non si tratta però di una semplice alternativa alle dimissioni volontarie.

La situazione deve essere valutata con attenzione, perché l’accesso alla NASpI dipende dalla sussistenza dei requisiti previsti e dalla possibilità di dimostrare la giusta causa.

Quando le dimissioni per giusta causa possono essere prese in considerazione?

Le dimissioni per giusta causa riguardano situazioni nelle quali il comportamento del datore di lavoro rende impossibile continuare il rapporto.

Non è quindi sufficiente essere insoddisfatti del proprio ambiente di lavoro o avere avuto un conflitto con un collega.

Tra gli esempi considerati dall’INPS rientrano il mancato pagamento della retribuzione, le molestie sessuali, alcune modificazioni peggiorative delle mansioni, il mobbing, determinati trasferimenti della sede di lavoro e il comportamento ingiurioso del superiore gerarchico.

La valutazione, tuttavia, dipende dalle circostanze concrete. Anche quando una situazione appare particolarmente grave, è quindi opportuno raccogliere la documentazione disponibile prima di procedere.

Il peso delle pressioni sul lavoro

Un ambiente lavorativo difficile può avere conseguenze importanti sulla vita personale, soprattutto quando ai problemi professionali si aggiungono ritardi nella retribuzione o condizioni di lavoro contestabili.

È però importante distinguere una situazione spiacevole da una condizione che può effettivamente integrare una giusta causa.

Termini come “mobbing” o “maltrattamento” non dovrebbero essere utilizzati automaticamente per descrivere qualsiasi conflitto sul posto di lavoro.

Se esistono episodi ripetuti, comunicazioni scritte, modifiche delle mansioni o altri elementi concreti, conservarli può essere utile per ricostruire la situazione.

La possibilità di accedere alla NASpI

Le normali dimissioni volontarie non danno, in via generale, accesso alla NASpI.

Le dimissioni per giusta causa costituiscono invece una delle eccezioni riconosciute dall’INPS, perché la cessazione può essere considerata non riconducibile a una libera scelta del lavoratore.

Questo non significa però che la NASpI venga riconosciuta automaticamente dopo qualsiasi dimissione indicata come “per giusta causa”.

L’INPS deve verificare la situazione e devono essere rispettati anche gli altri requisiti previsti per la prestazione.

La Cassazione ha recentemente ribadito che deve esserci una circostanza imputabile al datore di lavoro tale da integrare un grave inadempimento o rendere intollerabile la prosecuzione del rapporto.

Come funzionano le dimissioni per giusta causa?

La giusta causa consente al lavoratore di interrompere il rapporto senza rispettare il normale periodo di preavviso.

È proprio la gravità della situazione a rendere incompatibile la prosecuzione del rapporto durante il periodo che normalmente sarebbe destinato al preavviso.

Questo non significa però che basti selezionare l’opzione “giusta causa” nella procedura telematica per ottenere automaticamente tutti i relativi effetti.

È importante poter spiegare il motivo della cessazione e conservare gli elementi che permettono di dimostrare quanto accaduto.

Quali motivi possono essere validi?

Uno dei casi più conosciuti è il mancato pagamento della retribuzione. L’INPS lo indica espressamente tra le situazioni che possono consentire l’accesso alla NASpI attraverso le dimissioni per giusta causa.

Non è però corretto stabilire in modo generale che siano sempre necessarie esattamente due mensilità arretrate.

La valutazione della giusta causa dipende dalla gravità dell’inadempimento e dalle circostanze del singolo rapporto.

Anche altri comportamenti possono assumere rilevanza, tra cui alcune modifiche peggiorative delle mansioni, molestie, mobbing o comportamenti ingiuriosi del superiore.

Il vantaggio di non dover rispettare il preavviso

In presenza di una reale giusta causa, il lavoratore può recedere senza rispettare il normale periodo di preavviso.

Questo non significa necessariamente che il rapporto possa essere chiuso senza alcuna conseguenza economica da verificare.

Al contrario, è importante controllare anche le spettanze finali e l’eventuale indennità sostitutiva del preavviso prevista dalla normativa.

Per questo, prima di procedere, può essere utile far controllare la situazione da un patronato, da un sindacato o da un professionista del lavoro.

Quali passi fare per tutelare i tuoi diritti?

Lasciare il lavoro in una situazione conflittuale senza preparare la documentazione può rendere più difficile spiegare successivamente le ragioni della cessazione.

Un approccio più prudente consiste nel ricostruire i fatti, raccogliere le prove e verificare la procedura prima di inviare le dimissioni.

Le prove da raccogliere prima di agire

Se il problema riguarda stipendi non pagati, conserva le buste paga, gli estratti conto che mostrano i mancati accrediti e le eventuali comunicazioni inviate all’azienda.

Nel caso di contestazioni sulle mansioni, trasferimenti o altri comportamenti del datore, possono essere utili email, messaggi, comunicazioni aziendali e altri documenti che permettano di ricostruire gli episodi.

Anche la documentazione sanitaria può essere rilevante quando esiste effettivamente una condizione di salute collegata alla situazione lavorativa, ma non dovrebbe essere considerata una prova automaticamente decisiva della giusta causa.

La procedura telematica per chiudere il contratto

Le dimissioni dei lavoratori dipendenti vengono normalmente presentate attraverso la procedura telematica prevista dal Ministero del Lavoro, oppure tramite soggetti abilitati come patronati e altri intermediari.

La procedura deve essere compilata con attenzione, indicando correttamente la tipologia di cessazione.

Quando il motivo è la giusta causa, è particolarmente importante conservare la ricevuta della procedura e tutta la documentazione relativa ai fatti che hanno portato alla decisione.

Se la situazione è contestata dal datore di lavoro, rivolgersi prima a un patronato, a un sindacato o a un professionista può essere una scelta prudente.

Come richiedere la NASpI all’INPS?

Dopo la cessazione del rapporto, il lavoratore che ritiene di avere i requisiti può presentare la domanda di NASpI all’INPS.

L’accesso alla prestazione non deriva semplicemente dal fatto di avere utilizzato la formula “dimissioni per giusta causa”: devono essere presenti anche gli altri requisiti richiesti dalla disciplina della NASpI.

Quali sono i tempi per presentare la domanda?

La domanda di NASpI deve essere presentata, a pena di decadenza, entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto nei casi ordinari previsti dall’INPS, comprese le dimissioni per giusta causa.

Presentarla entro i primi otto giorni può essere importante per la decorrenza della prestazione: in caso di dimissioni per giusta causa, l’INPS indica l’ottavo giorno successivo alla cessazione se la domanda viene presentata entro tale termine; successivamente, la decorrenza segue le regole indicate dall’Istituto.

Per questo è preferibile non aspettare la scadenza dei 68 giorni se si dispone già della documentazione necessaria.

Quali documenti possono essere utili?

La documentazione necessaria può variare in base alla situazione concreta.

Quando la giusta causa deve essere dimostrata, è comunque utile avere a disposizione gli elementi che permettono all’INPS di comprendere il motivo della cessazione.

Possono essere utili, a seconda del caso:

  • la ricevuta della procedura telematica delle dimissioni;
  • le buste paga e la documentazione relativa alla retribuzione;
  • gli estratti conto che evidenziano eventuali mancati pagamenti;
  • email, messaggi o comunicazioni aziendali rilevanti;
  • eventuali diffide o contestazioni inviate al datore di lavoro;
  • altra documentazione utile a dimostrare i fatti che hanno portato alle dimissioni.

Non esiste però una lista universale di documenti che garantisca l’accoglimento della domanda. La documentazione richiesta e la valutazione della situazione dipendono dal caso concreto.

Quali dubbi valutare prima di lasciare il lavoro?

Decidere di interrompere un rapporto di lavoro è una scelta importante, soprattutto quando rappresenta la principale fonte di reddito familiare.

Prima di procedere è quindi utile distinguere tra il desiderio di lasciare un ambiente difficile e la presenza effettiva dei presupposti della giusta causa.

La paura di eventuali contestazioni del datore

Una cessazione per giusta causa può essere contestata quando il datore di lavoro non condivide la ricostruzione dei fatti.

Per questo non è prudente considerare la giusta causa come una protezione assoluta contro qualsiasi contestazione.

La documentazione raccolta prima delle dimissioni può invece diventare importante per spiegare le ragioni della decisione.

Quando la situazione è complessa, il supporto di un sindacato, patronato o professionista può aiutare a valutare i rischi prima dell’invio della procedura.

Il timore di non trovare un nuovo impiego

La possibilità di accedere alla NASpI può offrire un sostegno economico durante la ricerca di una nuova occupazione, ma non dovrebbe essere considerata un reddito garantito semplicemente perché si sono presentate dimissioni per giusta causa.

L’INPS riconosce la NASpI anche in caso di dimissioni per giusta causa quando sono presenti i requisiti previsti dalla normativa.

Per questo, prima di lasciare il lavoro, è utile valutare contemporaneamente tre aspetti: la documentazione disponibile, la situazione economica dei mesi successivi e la possibilità concreta di accedere alla prestazione.

Le dimissioni per giusta causa sono uno strumento previsto per situazioni lavorative particolarmente gravi, non una procedura da utilizzare semplicemente perché il rapporto è diventato difficile.

Conoscere i propri diritti, conservare le prove e chiedere un parere qualificato prima di procedere permette di affrontare la decisione con maggiore consapevolezza.

Informazioni educative — non costituiscono consulenza legale, lavoristica o previdenziale.

Sono Luzia Aguiar, responsabile editoriale di Abbonnement. Lavoro nella produzione di contenuti digitali da 6 anni e oggi mi occupo di finanza personale e servizi digitali. Ogni articolo che firmo viene verificato su fonti ufficiali come Banca d’Italia, Agenzia delle Entrate, INPS e i siti dei fornitori, e aggiornato quando cambiano regole o costi. Abbonnement non riceve compensi dalle banche per le valutazioni pubblicate.
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